Recensione del romanzo La Lettera di Kathryn Hughes, definito in alcuni siti di recensioni come un caso editoriale mondiale, avendo scalato in breve tempo le classifiche di tutto il mondo.
Sebbene in Italia non sia stato accolto con lo stesso clamore, ha comunque ritagliato la sua discreta fetta di mercato, forse perché venduto in promozione insieme ad altri titoli.
Un romanzo che comunque presenta delle falle non da poco, di cui parlerò in questo articolo.

Titolo: La Lettera (orig. The Letter)
Autore: Kathryn Hughes
Traduttore: Chiara Iacomuzio
Editore: TEA
Collana: SuperTEA
Genere: Narrativa contemporanea
Anno di Edizione: 2017 (prima pub. 2015)
Pagine: 352 pp., Brossura
ISBN: 9788850268399
Voto: ????????/5
Trama de La Lettera di Kathryn Hughes
Quanto può resistere un ricordo al passare del tempo? Tina se lo domanda ogni sabato, mentre dispone i vestiti di seconda mano nel negozio di beneficenza dove lavora. La risposta sembra arrivare quando, dentro una giacca dimenticata, trova una lettera mai spedita, datata settembre 1939. Due nomi emergono dall’inchiostro sbiadito: Chrissie, la destinataria, e Billy, l’uomo che le chiede perdono con parole colme d’urgenza e dolore. Chi erano? Cosa li legava? E perché la lettera non è mai giunta a destinazione?
Per Tina, quell’enigma diventa un’ossessione, ma anche una via di fuga: l’unico spiraglio per sottrarsi a un matrimonio violento e a una vita svuotata di sogni. Spinta da una determinazione che non credeva di possedere, inizia a ricostruire una storia sepolta dal tempo e dalle ferite della guerra, seguendo tracce che profumano di amore, sacrificio e segreti taciuti troppo a lungo.
Quella ricerca non è solo per Billy e Chrissie: è per se stessa. Perché inseguire quel ricordo significa credere che non tutto è perduto, che il passato può riaccendere il presente e che non è mai tardi per concedersi una seconda possibilità. Né per perdonare.
Parere Personale sul romanzo
Il romanzo La Lettera presenta diversi aspetti interessanti che meritano di essere sottolineati. In prima istanza, la lettura è scorrevole, le pagine si susseguono con naturalezza e i continui salti temporali tra presente e passato, pur essendo frequenti, non risultano confusi né invadenti. L’autrice concede il giusto spazio ad ogni personaggio, permettendo al lettore di orientarsi senza difficoltà. Questo alternarsi di prospettive, seppur ampiamente utilizzato nella narrativa contemporanea, qui è ben gestito e contribuisce a dare ritmo alla storia.
Detto questo, non si può dire che la trama brilli per originalità: si ha spesso la sensazione di trovarsi di fronte a dinamiche già note, sia nella struttura narrativa che nello sviluppo dei personaggi. È una storia piacevole, sì, ma con pochi elementi di sorpresa.
Passando alle criticità, la relazione tra Billy e Chrissie appare piuttosto prevedibile. Il cliché dell’uomo affascinante che perde la testa per la ragazza introversa è ormai abusato e non offre spunti particolarmente innovativi, se non per il tono drammatico che emerge nella seconda parte.
Alcune scelte narrative, inoltre, risultano poco credibili. Un esempio è la convinzione di Chrissie di non poter restare incinta in una determinata posizione: un’idea che stona con il suo background familiare, visto che è figlia di un medico e di una levatrice, oltre ad avere dimostrato più volte conoscenze sul parto e la gravidanza.
Anche il personaggio di Tina presenta incongruenze. Inizialmente appare lucida e consapevole, soprattutto nell’analizzare i comportamenti del marito. Poi, senza una vera transizione psicologica, sembra perdere questa capacità critica, fino a considerare le scenate di gelosia come una dimostrazione d’amore. Nel finale, torna a mostrarsi come all’inizio, creando un effetto altalenante che compromette la coerenza del suo percorso evolutivo.
Infine, una riflessione contenuta nelle ultime pagine lascia un retrogusto amaro: l’idea che una madre biologica possa amare il proprio figlio più di una madre adottiva. Un’affermazione non solo infelice, ma anche priva di fondamento, perché le esperienze reali di genitori adottivi dimostrano l’opposto. È un punto che avrei preferito non leggere in un testo contemporaneo, ma ho notato una certa tendenza “pancina” in molte autrici anglosassoni di romanzi con elementi romantici.
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Articolo scritto da:
Veronica Belsito | SEO Copywriter Sanitario & Specialist
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