Recensione del grande classico Piccole Donne di Louisa May Alcott, il romanzo che ha fatto sognare intere generazioni di bambine e adolescenti, ancora oggi considerato uno dei capolavori della letteratura americana.
Le sorelle Amy, Beth, Jo e Meg March, così diverse fra di loro, ma capaci di conquistarci ognuna a modo suo, ci accompagnano nella quotidianità di una famiglia durante la Guerra di Secessione americana, in attesa del ritorno dell’amato padre.
Con questo articolo, però, andrò un po’ controcorrente, soprattutto nelle opinioni, con l’intento di scavare a fondo su quanto l’autrice abbia cercato di comunicare attraverso la sua opera e cosa io stessa ho potuto recepire.

Titolo: Piccole Donne (orig. Little Women)
Autore: Louisa May Alcott
Traduttore: Stella Sacchini
Editore: Gribaudo
Collana: Vola la pagina
Genere: Letteratura classica americana
Anno di Edizione: 2018 (prima pubb. 1868)
Pagine: 320 pp., Rilegato
ISBN: 9788858022702
Voto: ????????????????/5
Trama Piccole Donne di Louisa May Alcott
Le sorelle March – Meg, Jo, Beth e Amy – crescono durante la Guerra di Secessione americana, affrontando la vita quotidiana con coraggio, affetto e una sorprendente capacità di trovare bellezza anche nei momenti più difficili. Con il padre al fronte e la madre a sostenerle con saggezza e determinazione, imparano a costruire il proprio futuro tra sacrifici, ambizioni e piccole gioie domestiche.
Meg desidera stabilità e un amore autentico; Jo, ribelle e appassionata di scrittura, lotta per affermare la propria indipendenza in un mondo che offre pochi spazi alle donne; Beth, dolce e riservata, incarna la generosità più pura; Amy, creativa e ambiziosa, aspira al riconoscimento artistico e ad una vita elegante. Accanto a loro c’è Laurie, il vicino di casa che diventa parte della famiglia, portando affetto, leggerezza e qualche complicazione sentimentale.
Piccole Donne è un romanzo intramontabile che racconta il valore della famiglia, la forza dei legami e il percorso verso un’identità personale costruita tra sogni, responsabilità e scelte difficili.
Parere Personale
Prima di addentrarmi nelle emozioni che mi ha suscitato la storia, vorrei spendere qualche parola sull’edizione offerta da Gribaudo, che trovo molto accattivante soprattutto per i bambini, sia grazie alla presenza di un poster da compilare per un’eventuale Club di amiche o sorelle, sia per la traduzione in linea con il linguaggio moderno.
Detto ciò, Piccole Donne è uno di quei romanzi che avevo letto durante l’adolescenza e che ho dimenticato nel corso del tempo. Poiché non ricordavo assolutamente nulla, se non il nome delle sorelle e il fatto che Meg alla fine si sia fidanzata, ho deciso di riprenderlo in mano e fiondarmi in una seconda lettura.
Mi stupisce sempre come la lettura dello stesso libro da adolescenti e da adulti dia sempre chiavi interpretative differenti, così come le emozioni che suscitano; non avrei potuto comprendere a fondo a quell’età i discorsi della signora March, il desiderio di Jo di far sentire la propria voce, l’esigenza di Meg di costruire una propria famiglia ecc.
Allo stesso tempo, però, l’impressione che ho avuto è quella di un elaborato ed elegante manifesto della morale e tradizione cristiana, quasi al limite della propaganda. Nulla di strano, considerato il periodo storico, ma se si pensa che solo qualche decennio prima la Austen sembrava ben più moderna nel criticare l’ipocrisia sociale, la Alcott ci riporta ad uno stato più conservatore.
Siccome il web pullula di elogi e complimenti per questo romanzo, ho deciso di soffermarmi solo sugli aspetti che mi hanno fatto storcere il naso, pur dando ragione a chi considera Piccole Donne una lettura piacevole, che trasmette dolcezza e amore per la famiglia.
Piccole Donne: cosa non mi ha convinto
Per quanto possa trovare nobile l’intento della Alcott, soprattutto se si pensa che Piccole Donne era destinato ad un pubblico molto giovane e doveva fornire forti insegnamenti morali, l’ho trovata piuttosto irritante in certi punti.
Per esempio, le sorelle March sono molto diverse fra loro, quasi agli antipodi, eppure sembrano andare sempre d’amore d’accordo, se si esclude il litigio tra Jo ed Amy che si è risolto nell’arco di pochissime pagine. Un po’ surreale, no? E lo dice proprio la prima di 4 figli.
Ma non solo, un altro aspetto che secondo me fa acqua nella narrazione è come vengono trattati i difetti delle ragazze, che risultano per lo più banali e superficiali, se vogliamo anche giustificabili vista la loro giovane età, il fatto che stanno vivendo una situazione difficile e che, per carità, sono esseri umani.
Eppure l’autrice, seppur con la sua indulgenza rappresentata dall’amore materno della signora March, continua a sottolineare la tragicità delle debolezze umane, ogni cosa è peccato, persino il riposo, perché ciò che conta nella vita sono il sacrificio e il senso del dovere; una morale che mi sembra molto religiosa e soffocante, persino per me che sono comunque credente.
Vedere delle ragazze che si fanno travolgere dall’opprimente senso di colpa per aver desiderato un vestito nuovo oppure una vita più dignitosa lo trovo un po’ eccessivo e anacronistico.
Sono curiosa di leggere il secondo volume, anche se avendo visto il film, so già come va a finire e sospetto che la morale della Alcott in quel caso sia ancora più evidente.
Articolo scritto da:
Veronica Belsito | SEO Copywriter Sanitario & Specialist
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