Recensione del grande classico Mansfield Park di Jane Austen, uno dei romanzi più noti e discussi dell’autrice, che vede come protagonista la dolce e introversa Fanny Price, cresciuta dagli zii Bertram.
Un romanzo che a parer mio si discosta molto dallo stile pungente e ironico degli altri già letti (Lady Susan, Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento), forse perché in questo caso la critica sociale è molto più aspra e ben celata dietro ad un personaggio apparentemente positivo?
In questo articolo scrivo quello che penso al riguardo e le sensazioni che mi ha suscitato, premettendo che si tratta di una semplice opinione di lettrice: lungi da me farne un’analisi approfondita alla stregua di un critico letterario. Non ne avrei nemmeno le competenze…

Titolo: Mansfield Park
Autore: Jane Austen
Traduttore: Maria Felicita Melchiorri
Editore: Newton Compton Editori
Collana: I MiniMammut
Genere: Letteratura classica inglese
Anno di Edizione: 2020 (prima pubb. 1814)
Pagine: 388 pp., Rilegato
ISBN: 9788854188631
Voto: ????????????/5
Trama di Mansfield Park di Jane Austen
Fanny Price, cresciuta in una famiglia povera, viene accolta a Mansfield Park, la residenza altolocata degli zii Bertram. Timida, osservatrice e spesso messa da parte, diventa la presenza silenziosa di una casa dominata da ambizioni sociali, convenzioni e fragilità nascoste. L’arrivo dei vivaci fratelli Crawford sconvolge l’equilibrio della tenuta: Mary, brillante e affascinante, conquista l’attenzione di Edmund Bertram, l’unico che abbia sempre mostrato gentilezza verso Fanny, mentre Henry, carismatico e imprevedibile, decide di sedurre la giovane protagonista, senza immaginare quanto lei saprà resistergli.
Tra prove teatrali che alimentano gelosie, flirt pericolosi e scelte morali che separano chi appare da chi è davvero, Fanny si ritrova a osservare gli altri cadere in contraddizioni e scandali che mettono alla prova l’intera famiglia. Più il mondo attorno a lei si complica, più il suo carattere, umile ma saldo, si rivela l’unico punto fermo.
Mansfield Park è il ritratto raffinato di una società ossessionata dalle convenzioni e il percorso silenzioso di una ragazza che, senza clamore, impara a difendere il proprio valore.
Parere Personale sul Romanzo
Jane Austen è un’autrice classica che ho imparato ad apprezzare fin da ragazzina, leggendo dapprima Orgoglio e Pregiudizio, seguito da Ragione e Sentimento, che ancora oggi mi spingono a guardare i lungometraggi dedicati (fra i miei preferiti, fra l’altro).
Nel corso degli anni, tuttavia, l’ho messa un po’ da parte, salvo recuperarla qualche anno fa con il romanzo epistolare Lady Susan, che ha risvegliato in me il ricordo del suo stile ironico e sagace, molto avanti rispetto al tempo in cui è vissuta.
È a questo punto che ho deciso di recuperare piano piano le altre sue opere lasciate indietro, approfittando di offerte e vantaggi nelle fiere e librerie, sempre presenti sui grandi classici come Mansfield Park e Persuasione. In questi casi, però, sono rimasta un po’ delusa, perché mi sono sembrati sottotono rispetto agli altri colossi.
Per quanto riguarda Mansfield Park, la lettura mi è parsa pesante e noiosa fin dall’inizio, perché di fatto sembrava non succedere mai niente di interessante nella vita di Fanny Price, un pesce fuor d’acqua in una società molto diversa dalle sue umili origini.
Non solo, questa sua abnegazione per i valori tradizionali e l’acerrima difesa dell’etica morale non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, rendendola una protagonista insopportabile, più vicina all’ipocrisia, che all’ammirazione. Nonostante il concept probabilmente fosse mostrare l’ipocrisia degli zii che l’accolgono in casa come benefattori e poi la emarginano.
Ma sarà forse stato questo il reale intento della brillante Jane Austen?
Mansfield Park: il personaggio di Fanny Price
Il paragone è ancora più evidente quando Fanny Price si imbatte nell’affascinante Mary Crawford che, per quanto porti avanti dei comportamenti discutibili secondo i canoni del tempo, non ha paura di esprimere le proprie opinioni e andare controcorrente, anche a costo di schierarsi contro Edmund Bertram, il suo spasimante.
Difatti, mentre lei è disposta ad accettare le critiche per il suo modo di pensare fuori dagli schemi, Fanny non fa altro che cercare l’approvazione del cugino, dicendo solo ciò che sa potrebbe fargli piacere e facendo eco a tutte le sue opinioni. Ed è qui che scade il suo personaggio, che asseconda con calma sommessa i capricci degli altri, salvo poi giudicare e condannare chiunque dentro di sé, elevandosi ad un ideale di perfezione assoluta in quanto a morale e integrità.
Eppure, non si rende conto di essere vittima della stessa ipocrisia che le fa storcere il naso sugli altri: guarda con distacco e sufficienza la miseria e l’ignoranza che alberga nella sua famiglia di origine, detesta Mary Crawford perché riceve le attenzioni del cugino che, peraltro, alla fine decide di sposare, elevando il suo status sociale, e fa presto a condannare chiunque per i suoi comportamenti, senza possibilità di perdono.
Se poi questi atteggiamenti vengono aggiunti ad una personalità spenta, marginale e insipida, molto diversa da Lizzy Bennet ed Emma Woodhouse (che sto leggendo ora), ecco un quadro più chiaro della mia visione di Mansfield Park. Per intenderci: ho dovuto ascoltarlo in audiolibro gratuito, grazie al canale YouTube La Scuola delle Donne, perché mi assopivo facilmente sulle pagine.
Leggi anche…
- Il Giovane Holden – J. D. Salinger (critica velata all’ipocrisia del tempo)
- Il Fascino delle Solitudini – Annie Vivanti (protagonista femminile intraprendente)
- Le ragazze di Sanfrediano – Vasco Pratolini (ragazze di provincia che si ribellano ad un’ingiustizia comune)
Articolo scritto da:
Veronica Belsito | SEO Copywriter Sanitario & Specialist
Ex infermiera laureata, ho scelto di fondere la mia formazione clinica con le più efficaci strategie di SEO Copywriting e divulgazione scientifica. Dopo una pluriennale esperienza nella redazione di contenuti per molteplici settori, oggi aiuto colleghi e professionisti della salute a superare le reticenze verso il digitale e a comunicare con i pazienti in modo etico, chiaro e scientificamente autorevole.
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